20071205

Il cielo sopra Berlino

TITOLO ORIGINALE: Der Himmel uber Berlin

PRODUZIONE: Germania

ANNO: 1987

REGIA: Wim Wenders

INTERPRETI: Bruno Ganz, Peter Falk, Solveig Dommartin, Otto Sander, Didier Flamand, Curt Bois, Lajos Kovács, Teresa Harder, Bernard Eisenschitz, Daniela Nacincova, Scott Kirby, Christoph Merg, Chick Ortega, Hans-Martin Stier, Sigurd Rachmann, Otto Kuhnle, Elmar Wilms, Beatrice Manowski, Bruno Rosaz, Laurent Petitgand



Quando dietro la macchina da presa sta un certo Wim Wenders, la realtà ripresa diventa poesia. L'obiettivo sfiora ogni cosa, ogni oggetto, ogni luogo o persona, con una leggiadria fuori dal comune. Le storie sembrano scritte con piume d'angelo, intinte nell'inchiostro dell'anima. Con "Il cielo sopra Berlino", Wenders racconta la vicenda di due angeli, Damiel (Bruno Ganz) e Cassiel (Otto Sander), due personaggi atemporali, che vagano per le vie di Berlino, ascoltando i pensieri della gente. Invisibili a tutti, tranne ai bambini e agli animi puri, ascoltano in silenzio, senza poter intervenire sulla realtà. Ogni tanto si incontrano per commentare ciò che ascoltano. Due personalità molto diverse: Cassiel è austero, Damiel inquieto; infatti quest'ultimo si appassiona talmente tanto alla vita umana che finisce per desiderarla ardentemente: è affascinato dalle piccole cose, dal saluto delle persone, dagli scontri occasionali, dal caffè di un bar. Si innamora di Marion (Solveig Dommartin), una trapezista immersa nella solitudine, e dopo un folgorante incontro con Peter Falk (che interpreta se stesso), anch'egli angelo in passato, decide di "risalire il fiume" pur di diventare umano. E qui, nell'ultima parte, il film cambia improvvisamente ritmo. Fino a questo momento pacato e taciturno (i protagonisti parlano pochissime volte, ma si sentono continuamente i pensieri delle persone incontrate), diventa più appassionato, ma non meno poetico. Ogni cosa entusiasma il nostro Damiel, dal colore (...e sapore) del sangue, a quello dei graffiti sul Muro di Berlino, dalle parole scambiate con un passante, alle boccate ad una sigaretta donatagli da Peter Falk. Alla fine avviene l'incontro con la desiderata Marion (dopo che si erano già conosciuti precedentemente in un sogno).
Oltre all'uso incredibile della macchina da presa, che sembra volare leggera sulla realtà in ogni inquadratura, il film è da apprezzare anche per la splendida fotografia, firmata dal grande Henri Alekan: per gran parte la pellicola è girata in bianco e nero, perché si immagina che gli angeli vedano così il mondo umano. Ma in alcuni attimi in cui Damiel ascolta i pensieri di Marion, e dopo che lo stesso perde le ali, le immagini si colorano come per incanto. Alla fine gli unici istanti in bianco e nero sono quelli in qui compare Cassiel, che osserva con stupore le vicende dell'amico. Il sapiente alternarsi dei colori da un tocco in più alla vocazione poetica dell'opera, già resa forte dalla collaborazione alla sceneggiatura di Peter Handke, oltre che dalla maestria registica di Wenders. Belle anche le musiche di Jürgen Knieper, che sposano perfettamente la malinconia delle immagini. Il film è il primo capitolo della cosiddetta "trilogia della meditazione", al quale si aggiungono "Fino alla fine del mondo" e "Così lontano, così vicino", sequel naturale perché continua la storia di Damiel e Cassiel (e che mi riprometto di vedere al più presto).
Esiste anche un remake del 1998, "City of Angels" di Brad Silberling (autore tra l'altro del sonnolento e insipido "Moonlight mile") insulso come il 90% dei rifacimenti odierni (terribile moda vista la penuria d'idee al giorno d'oggi...); l'ho visto qualche mese fa e, ahimè, mi ha deluso non poco. Lo sconsiglio caldamente...mentre di certo consiglio Il cielo sopra Berlino, forse un po' lunghetto, sì, ma se guardate un film nella sua globalità e non cercate solamente storie semplici, lo apprezzerete senz'altro. Un'opera che ci porta a riflettere sui privilegi della condizione umana, a discapito di una ricerca di eternità che non è detto possa soddisfarci completamente.

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